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Lovčen

Le montagne sopra il litorale, che rappresentano la facciata mediterranea del Montenegro, dividono l’entroterra del paese dal mare, come un alto e imponente muro di pietra. L’unico passaggio naturale è il fiume Bojana, situato sul confine con l’Albania. Questa catena montuosa è dominata da tre montagne, quella di Orjen (1852 m sopra Herceg Novi) quella di Lovčen (1752 sopra Kotor) e quella di Rumija (1595 sopra Bar).

Il monte più importante è il monte Lovčen, che ospita anche un parco nazionale. Lovčen è considerato una montagna sacra, una specie di Olimpo dei montenegrini, il simbolo della loro identità. Sulla sua cima è situato il mausoleo del vescovo principe Petar II Petrović Njegoš, il più importante poeta montenegrino.

L’ultimo desiderio di Njegoš fu quello di essere sepolto in una chiesetta sulla cima chiamata Jezerski vrh (Cima del Lago) sul monte Lovčen. La sua volontà non venne subito rispettata per paura che qualcuno potesse profanare la sua tomba. Nel 1885, il principe Danilo eseguì il testamento e insieme ad illustri personaggi montenegrini, trasportò le sue spoglie sulla cima del monte.

Poiché questa chiesa rappresentava per i montenegrini la lotta per la libertà, venne spesso attaccata da turchi e austriaci. Nel 1916, venne completamente distrutta dagli austriaci. In quell’occasione il corpo di Njegoš venne riesumato e le sue spoglie consegnate al metropolita di Cettinje. Nel 1925, venne costruita una nuova chiesa in cui Petar II Petrović Njegoš venne sepolto per la seconda volta. In seguito, nacque l’idea di costruire un mausoleo monumentale. Lo scultore Ivan Mestrovic realizzò il progetto su richiesta di Re Aleksandar Karadjordjevic. Nel 1951, in occasione del primo centenario dalla morte di Njegoš, venne posta la prima pietra. Enormi statue e blocchi di granito vennero portati ad un’altezza di 1654 m e il Mausoleo venne inaugurato nel 1974.

É sufficiente nominare il monte Lovčen per suscitare un entusiasmo patriottico in ogni montenegrino. Non a caso un verso di una poesia popolare dice: "Lovčen è il nostro sacro altare". I montenegrini hanno una vera e propria venerazione per questa montagna e per il personaggio che venne sepolto sulla sua cima.

La cappella è la parte più significativa del Mausoleo. E’ una costruzione con cupola e sei nicchie laterali e una centrale, realizzata con marmi pregiati provenienti da Kotor e Brac. All’altezza di nove metri l’abside è coperta da suggestivi mosaici formati da ben 200.000 tessere dorate! La maestosa figura di Njegoš, opera del famoso scultore Ivan Mestrovic, domina di fronte alla nicchia centrale, dove si trova il sarcofago con le sue spoglie. Il sarcofago è un esempio di tomba tradizionale montenegrina, decorato con gli stemmi nazionali e una croce di pietra scolpita, simboli di Njegoš come guida spirituale e sovrano. Reca una semplice iscrizione: Njegoš 1813-1851.

Questa zona è scarsamente popolata, con i villaggi in gran parte abbandonati e con l’unica città Cetinje, l’antica capitale del Montenegro. Dopo la conquista ottomana del XV secolo i montenegrini avevano abbandonato le città e i villaggi nelle valli e si erano rifugiati nelle montagne dove cominciarono la secolare lotta per l’indipendenza. Nell’altopiano di Cettinje verso la fine del XV secolo i principi Crnojevic costruirono un palazzo e il monastero, sede dei metropoliti ortodossi, che diventò il centro del potere spirituale e politico e il nucleo di un’alleanza tribale in un’epoca drammatica. Così questa zona, abitata in passato da fieri montanari guerrieri, che si occupavano soprattutto della pastorizia, conquistò un’autonomia che fu trasformata in seguito in uno stato indipendente. Negli altopiani delle montagne si trovano i katuni, le capanne dei pastori che qui pascolavano le greggi durante l’estate, che imposero il nome alla regione Katunska nahija, cioè la regione dei katuni.

Durante il lungo regno di Nicola I Petrović, Cettinje diventò una capitale esotica, con decine di ambasciate delle Potenze europee, con un teatro e con il palazzo di corte. Sulle cime delle montagne si trovano antiche fortezze che per secoli hanno rappresentato il confine tra il vecchio Montenegro e la Repubblica di Venezia e in seguito con l’impero Austro-ungarico. Dopo la seconda guerra mondiale la capitale fu trasferita a Podgorica e gli abitanti dei villaggi si trasferirono nelle città.

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